I buoni propositi del Cs Tpo

4 dicembre 2007

Accogliamo con entusiasmo l’intervista del Cs Tpo pubblicato nelle pagine bolognesi del quotidiano La Repubblica lo scorso 16 novembre.
Siamo felici di sapere che il Cs Tpo da questa data "assume come carattere identitario il rifiuto di pratiche, atteggiamenti, gesti offensivi, maschilisti, aggressivi".
E’ infatti estremamente importante che negli spazi cosiddetti sociali vi sia un approccio critico alla violenza sessista, ovvero contro le donne e le persone non eterosessuali.
Ma quelli citati nel comunicato sono temi e pratiche nei quali, ahinoi, in passato il Cs Tpo non ha certo dimostrato di brillare.

Il Tpo di viale Lenin ha visto la nascita di progetti come Macho Free Zone (nel 2002 ) un progetto di comunicazione contro la violenza sulle donne, anche in conseguenza al fatto che non si potesse definire libero da comportamenti violenti e sessisti sia sotto l’aspetto fisico che verbale. Ne’ si può ragionevolmente sostenere che le pratiche assembleari e la gestione delle serate avvenissero in una cornice teorica e pratica in grado di propagare e sostenere una cultura anti-violenza. L’uscita dal Tpo della maggioranza delle donne, di tante e tanti, del sexyshock e dello stesso progetto macho free zone avrebbero dovuto
far riflettere gia’ da tempo. Ma visto che oggi i tempi paiono maturi…beh meglio tardi che mai!

Così, confidando nella sincerità dei buoni propositi, auguriamo alle persone che oggi animano il Cs Tpo cosi’ come ad altri spazi sociali di avere la reale possibilita’, oltre che la capacita’, di discernere al di la’ dei proclami, oggi piu’ di ieri, la natura del problema, e di coinvolgere gestione ed utenza in un processo
di crescita comune. Perche’ crediamo che la violenza sessuale non sia una "emergenza" da cavalcare sulle pagine dei giornali, ma un problema sociale, culturale e politico da affrontare con una buona dose di sincerita’ intellettuale.

Prim@ Firmatar@

Betty, Maurizio Cecconi, Roberta Cleopazzo, Matteo Gattoni, Massimiliano Geraci, Francesco Eppesteingher, Elena Lolli, Giusi Ledda, Fabiana Terenzi, Lucia Jorini, Samantha Cavicchi, Mariella Libergoli, void, Giusi Marcante, Sergio "Omnidrive" Scanu , Mariella Li Bergoli, Elena Preite, Claudia Falasca, Mariagnese Maio, Valentina medda, Matteo Amigoni, Elena Del Grosso, Sandra Bellini, Francesca Serra, Stefano Carboni, Rosa Preite, Sergio mimmo, MariaGrazia Canu, Francesca Esposito, Alessandra Cerioli, Gaia Maqui Giuliani, Giulia Selmi, Lorenzo galeazzi, Silva Fedrigo, Valentina Lanza, Federico Mello, Maia Pedulla’, Massimo Nardinocchi, Matteo Cucini, Francesca Novati, Alessandro Delfanti, Alessandra Moretti, Giliana Petrucci, Annamaria Ross, Luisa Barbano, Marta Alaimo, Antonella Felicetti, Elisa Fontana, Nicoletta, Nicola Mancon, Giansante Francesco, Mina Saponaro, Federico Bomba, Luca Di Martini, Antonella DiGregorio, Salvatore Russo, Nicoletta D’Ambrosio, Manuel Dall’olio, Maurizio Mantani, Michal Ostereich, Marta Bonetti, Lorenzo Vianelli, Silvia Rossi, Coselli Carlotta, Alice Conti, Nicole Barilli, Gaia Novati, Romano Stefani, Mirka

Filed under: Robe militanti

15 Comments

  • 1. untori.noblogs.org  |  5 dicembre 2007 alle 02:04

    Ma poi il TPO non è quel postaccio dove furono menati a gratis dei compagni universitari greci ??
    E poi vengono a parlare di macho free zone…

  • 2. skuly  |  5 dicembre 2007 alle 12:09

    …e infatti macho free è scappato a tacchi levati! quelle che ora parlano di antisessismo sono nuove o “residuate” che all’epoca non parevano particolarmente sensibili a questi temi…mha!

  • 3. FikaSicula  |  5 dicembre 2007 alle 13:30

    Algimas credo che sei tu ad aver perso la traccia di macho free zone. Se non si seguono questi percorsi, per disattenzione o mancanza di interesse, è molto facile lasciarseli passare sotto il naso senza vederli.
    Intanto ti passo un link (ma ce ne saranno di sicuro altri e se cerchi su google puoi trovarli)che ti dice quanto macho free zone sia stata presente anche dopo il 2004.
    eccolo —>>> LINK
    ciao

  • 4. algimas  |  5 dicembre 2007 alle 13:53

    servono pratiche / analisi non sessiste da parte di tutt*: nelle relazioni e spazi di movimento questo è fondamentale. fa benissimo il tpo a parlarne, perché no? A bologna poi dove aggressioni e stupri hanno lambito già spazi sociali e discoteche gay (…) discutiamo di antisessismo come dice betty con ‘onestà intellettuale’, senza personalismi e tralasciando beghe di condominio vecchie e nuove, per condividere le pratiche. per cominciare betty potrebbe spiegare cos’è il progetto macho free zone: come nasce, cosa è stato fatto (se n’è persa la traccia tra il 2004 – uscita dal tpo – e i manifesti di qualche mese fa), quali risultati.

  • 5. skuly  |  5 dicembre 2007 alle 14:03

    oh FikaSikula mi togli quasi le parole di bocca!
    Algimas ma poi cos’è il “vizietto a sinistra” quello che se qualc fa osservazioni in qualche modo critiche diventa di default “apolitico” o latore di “beghe di condominio”?

  • 6. pussybrain  |  5 dicembre 2007 alle 14:12

    Ciao algimas :)
    Il progetto macho free zone ha aperto con un concetto: “La mia casa e’ la tua casa” proprio per respingere l’idea che quello che accadeva dentro il tpo non fosse da catalogare come bega condominiale!!
    Tra moglie e marito non mettetre il dito…umh, ma non e’ proprio questo voltare la faccia che si tenta di scardinare quando si parla di sessismo?

    Detto questo la cosa che personalmente mi perplime nelle dichiarazione del tpo non sono i buoni propositi anzi su questo niente da dire :)
    ma il dare per assodato che dentro il tpo ci sia un’attenzione alle dinamiche sessiste in un continuo di appartenenza dal ’95 ad oggi. beh, non e’ proprio una buona partenza, perche’ non e’ vero e per cambiare le dinamiche bisogna iniziare con un’analisi reale delle stesse mettendole e mettendosi in discussione.

    Credo che nessun@ si possa sentire sollevato da una critica sulle modalita’ machiste del fare politica dentro gli spazi come in piazza. Lavorare nel misto del resto non e’ cosi’ semplice mica a caso. Quindi ottimo se questi spazi si vogliono mettere in discussione. Ma i proclami “siamo fiki”
    abbiamo la maggioranza delle donne perfavore no. Non basta essere in maggioranza femmine per definire uno spazio “uno spazio di donne”. Puoi avere la passera, ma essere piu’ machista di un uomo.
    Sono i comportamenti che fanno la differenza e non le intenzioni. Vado spesso a passare le mie serate alle feste di antagonismo gay e mi ci trovo bene,
    perche’ sento che c’e’ attenzione e sensibilita’.
    Non posso dire lo stesso del cs tpo o di altri centri sociali. E ti assicuro non sono l’unica.
    Vogliamo aprire una discussione? un confronto? vogliamo nelle pratiche fare la differenza?
    ottimo, ma facciamolo con onesta’ pero’.

    Per quel che riguarda macho free zone c’e’ il link nel post che punta a una paginetta macho free zone
    interna al sito del sexyshock che spiega un po’ come e’ nato.
    le tracce che hai perso dal 2004 a oggi invece si trovano in parte in questa sezione del blog:
    http://atelierbetty.noblogs.org/category/safety
    diciamo solo in parte perche’ macho free zone non e’ un progetto del sexyshock, ma uno strumento con attitudine pink adottabile da chiunque.

    ciau.

  • 7. Mirka  |  5 dicembre 2007 alle 17:40

    Sottoscrivo in pieno e vorrei aggiungere la mia firma al documento se possibile…
    E permettete la battuta acida: Grillini non fa neanche in tempo a candidarsi a Bologna che già si scatena la corsa a chi è più supergayfriendly degli altri… eh ehe eh…

  • 8. algimas  |  6 dicembre 2007 alle 09:35

    che permalose! forse ho sbagliato: è un blog aperto no? è girata la segnalazione dal bsf… se lo è rispondo se no seguirò i consigli di skuly e fikasikula (tappati la bocca) alle quali vorrei chiarire che un progetto contro il sessismo non vive nei blog di donne (ce la raccontiamo, suoniamo, performiamo?!) ma negli spazi.
    evidentemente non sono quelli che attraverso io dove esempi reali e gravi di sessismo (aggressioni, stupri) sono caduti nel completo silenzio: lo sappiamo vero?
    grazie invece a pussybrain ho capito di più e mi informerò. certo che lo slogan “mi casa es tu casa” … altro che condominio: la celebre frase di marlon brando nel padrino è nota in tutto il mondo come il clichè mafioso, non lo sapevate?
    comunque, lupare a parte, sono daccordo che automatismi (siamo donne, non siamo sessiste) e personalismi (anche riferiti al tpo) non funzionano, ma appunto anche a me sembra positivo che il tpo affronti il tema. algi

  • 9. Pussytree  |  6 dicembre 2007 alle 11:53

    Ciao a tutte…io sono un po’ perplessa. Cioè con tutto quello di cui c’è da discutere fuori e dentro il gender, soprattutto dopo la manifestazione di roma mi chiedo: ma è proprio necessario spendere tutte queste energie per lanciare una petizione attaccando il tpo? E neanche per i contenuti politici ma per quello che riporta un articolo di giornale?

    Pensavo che sexyshock avesse salutato lenin anni fa…

  • 10. skuly  |  6 dicembre 2007 alle 11:58

    car@ algimas lungi da me anche solo l’idea di “tappare la bocca” a chiccessia! anzi! dicevo appunto che spesso gli inerventi critici “a sinistra” sono mal digeriti, sminuiti, e ridotti a meri personalismi.
    Questo è un tabù odioso con cui mi comfronto da anni proprio negli ambiti meno “sospetti” come per esempio gli spazi sociali, tra cui il tpo, ma anche alcuni ambiti femministi
    E sono d’accordo che i progetti di lavoro su sessismo e machismo devono vivere e agire gli spazi agiti e vissuti dalle persone reali ed è appunto l’osservazione, ma anche l’augurio, fatto nella lettera al tpo.
    Personalmente non sono mai rimast@ in silenzio nè davanti ad agressionie stupri, nè davanti ad episodi (comunque reali e gravi) di sessismo e dinamiche machiste come quelle che tendono a ridurre e sminuire la capacità di analisi Politica e Culturale soprattutto delle donne.
    Infine: se un blog è appunto un luogo di discussione, io discuto con chi ci scrive su… non capisco perchè questo voglia dire impermalirsi.

    quindi ti chiedo: chi tappa la bocca a chi?
    forse la permalosità stà da qualche altra parte…

  • 11. skuly  |  6 dicembre 2007 alle 12:26

    ..bhè io sono ancora più perpless@! ma questa lettera l’avete letta? pensate davvero che ci siano ambiti immuni da una discussione così importante? e poi perchè non dovrei leggere “contenuti politici” in un articolo di giornale che parla di approccio anti-sessista in uno spazio sociale? E’proprio perchè riconosco una valenza Politica a ciò che le donne del tpo lì dichiarano che dico Politicamente la mia.
    E questo Riconoscimento, proprio perchè Politico (altro che petizione!), non esclude l’opzione critica. E si torna a bomba: chi è che non dà Valore ai discorsi delle donne? La lettera d’augurio critica, firmata da tante e tanti che ne condividono la riflessione (non perchè sia una petizione “contro”) o chi pensa che questo sia uno “spreco di energie”?

  • 12. pussybrain  |  6 dicembre 2007 alle 13:05

    Ciao Pussytree ;) guarda che non ci stiamo mica capendo. Provo a rispiegarmi per fare chiarezza e poi la finisco qui per evitare il ping pong ;) Sottoscrivere questa lettera non e’ togliere energie alle discussioni dentro e fuori il genere, ma e’ aggiungerle, un contributo sul sessismo e’ qualche cosa in piu’ e non qualche cosa in meno.
    La critica alle gestione degli spazi e agli stessi compagni e’ una critica che non nasce oggi da questo post ma e’ diffusa! basta farsi un giro nelle liste nazionali. Sexyshock ha salutato Viale Lenin da tempo, ma questo non significa che sugli spazi sociali e pubblici della citta’ debba calare il silenzio, la lettera e’ piu’ che legittima.
    Nessuna petizione e’ stata lanciata contro il tpo si tratta invece di una lettera molto sentita che tante persone ritengono condivisibile e se la si inquadra in una prospettiva costruttiva ne va preso atto. al contrario inquadrarla come attacco al tpo e’ ingeneroso e lascia spazio al solito vizio maschile in cui la presa di parola pubblica delle donne o e’ scazzo personale o e’ un’infamata. Pussytree vorrai mica sostenere questa tesi?
    In sintesi la lettera dice: il rifiuto di pratiche sessiste come puo’ avvenire se non partendo prima di tutto da se stessi/e? e visto che il tpo in passato su questo non ha mai brillato si augura che il presente sia diverso non solo nei proclami. tutto qui. quindi ti chiedo, perche’ secondo te la lettera non entra nel merito dei contenuti?

  • 13. FikaSicula  |  6 dicembre 2007 alle 13:16

    algimas io, a fronte della tua affermazione che sottolineava quanto macho free zone fosse stata “assente” dal 2004 ad oggi, ho solo teso a sottolineare che così non è. volendo usare un concetto abbreviato potresti riassumerlo in “informati prima di dire che *se n’è persa la traccia tra il 2004 – uscita dal tpo – e i manifesti di qualche mese fa*”

    molto ma molto diverso dal dire “tappati la bocca” che io non mi permetterei di dire a nessuno.
    i progetti non vivono nei blog di donne ma negli spazi, infatti. ma mica solo in quelli che frequenti tu :)))

    dopodichè io sono qui solo una commentatrice affezionata a sexyshock e per quello che ho capito le betty lo sforzo di operare nello spazio del tpo lo hanno fatto. così si sono misurate con altri spazi e hanno interagito diversamente con i territori. loro e i loro progetti continuavano ad esistere. forse chi frequentava altri posti invece viveva troppo concentrato su quegli unici spazi e non sul resto della città e così le ha perse di vista. è possibile?

  • 14. michal  |  10 dicembre 2007 alle 18:40

    Vorrei spiegare un attimo il motivo per cui avevo firmato questa lettera, perchè parlandone in questi giorni mi sono resa conto che forse la ragione che ci stava dietro non ne è uscita molto bene: ho firmato questa lettera per il semplice motivo che sono sinceramente contenta di vedere e sentire che un tema cosi importante inizia a prendere la centralità che merita.

    Con il documento pubblicato dal Tpo, ma anche con la grossa manifestazione di Roma e varie piccole iniziative che stanno nascendo in città, si sente che oggi, ancora piu’ di prima, c’e una vera possibilità di iniziare ad affrontare questa problema dentro il movimento, la città e la cultura.

    Riconoscendo che il sessismo, nelle sue moltiplici e complesse forme, è stato e continua ad essere un problema ed una sfida per tutto il movimento, inclusi gli spazi sociali, trovo molto importante sottolineare e riconoscere che per molto tempo e’ mancata una vera attenzione a questi temi nel movimento nel suo complesso e notevolmente negli spazi sociali (una mancanza non da poco, specialmente, quando le persone lavoravano per affrontarlo e cambiarlo).

    È precisamente perchè credo e spero molto nei movimenti di questi anni in Italia, (ma anche globalmente) e che trova chiaramente alcune delle sue più ricche esperienze negli spazi sociali e luoghi autogestiti in cui si sperimenta come costruire diverse maniere di vivere e lottare, che trovo importante dare un’attenzione molto cauta ed autocritica rispetto al problema del sessismo.

    Dobbiamo stare molto attente e attenti ad essere costantamente autocritiche/ci su un problema ed una problematica che non è facile da affrontare, precisamente perchè è cosi radicato dentro le nostre culture che si manifesta ed esiste nei gesti e nelle cose piu’ piccole.

    Quante volte ho visto e sentito con piacere un gruppo o compagne/i miei dichiararsi contro il sessismo, ma poi quasi subito vedere l’attenzione spostarsi da un altra parte e le abitudini (cioè nessuna donna sul palco, nessuna che risponde davvero al leader di turno quando dice cose sessiste, non fare caso a quando una donna si sente aggredita) persistono…

    Però riconosco anche che la speranza e le ragioni per le quali ho firmato questa lettera servono solo se da lì si riesce a mettere in piedi un confronto reale, anche se difficile – che parta non dai comunicati che a volte possono essere poco riflessivi e magari anche stroncanti, ne’ da posizioni identitarie e difensive che solo rimandano i veri problemi – tra la varie soggettivita’ singole e collettive che oggi a Bologna (e spero altrove) esprimono e dichiarano un impegno a lavorare su questa problematica. È una problematica che mi pare proprio chiave se davvero vogliamo cambiare il mondo.

  • 15. giusy ledda  |  19 dicembre 2007 alle 09:22

    car@ michal hai proprio ragione!
    E’ veramente difficile ovunque parlare di sessismo e violenza senza essere risucchiati dalla retorica che individua la violenza contro le donne = violenza sessuale\stupro.
    Equazione che in qualche modo “libera” tanti e tante dall’assumersi la responsabilità di individuare le radici culturali di questa violenza a partire da sè, dalle proprie relazioni, “nei gesti e nelle cose più piccole” (come giustamente dici)e rende più difficile ragionare su pratiche e modalità antisessiste, persino negli spazi che si definiscono sociali.
    Come dire: “il problema esiste, ma ce l’ha qualcun’altr@”
    Infine mi dispiace moltissimo vedere che qualc abbia sentito il bisogno di “giustificare” la propria adesione ad una lettera che propone la necessità di una discussione di questo genere.
    Mi viene da pensare che se la discussione non avviene negli spazi pubblici, forse ha preso altre vie più private…Bhè…niente di nuovo!


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