Archivi – marzo, 2013

Buona primavera a tutt*

Da UniNomadE 22/03/2013

Noi diciamo RIVOLUZIONE

di BEATRIZ PRECIADO

Pare che i vecchi guru dell’Europa coloniale si stiano ostinando a voler spiegare agli attivisti dei movimenti Occupy, Indignados, handi-trans-froci-lesbiche-intersex e post-porn che non potremo fare la rivoluzione perché non abbiamo nessuna ideologia. Dicono «un’ideologia» esattamente come mia madre diceva «un marito». Bene: non abbiamo bisogno né di ideologie né di mariti. Noi, nuove femministe, non abbiamo bisogno di mariti perché non siamo donne. Così come non abbiamo bisogno d’ideologie perché non siamo un popolo. Né comunismo né liberalismo. Né ritornello catto-musulmano-ebraico. Parliamo un altro linguaggio. Loro dicono rappresentazione. Noi diciamo sperimentazione. Loro dicono identità. Noi diciamo moltitudine. Loro dicono controllare la banlieue. Noi diciamo meticciare la città. Loro dicono il debito. Noi diciamo cooperazione sessuale e interdipendenza somatica. Loro dicono capitale umano. Noi diciamo alleanza multi-specie. Loro dicono carne di cavallo. Noi diciamo saliamo in groppa ai cavalli per sfuggire insieme al macello globale. Loro dicono potere. Noi diciamo potenza. Loro dicono integrazione. Noi diciamo codice aperto. Loro dicono uomo-donna, Bianco-Nero, umano-animale, omossessuale-eterosessuale, Israele-Palestina. Noi diciamo ma lo sai che il tuo apparato di produzione della verità non funziona più. Quanti Galileo saranno necessari, questa volta, per farci reimparare a nominare le cose e noi stessi? Loro ci fanno la guerra economica a colpi di machete digitale neoliberale. Ma noi non piangeremo per la fine dello Stato-sociale – perché lo Stato-sociale era anche l’ospedale psichiatrico, il centro d’inserimento per handicappati, il carcere, la scuola patriarcale-coloniale-eterocentrata. È tempo di mettere Foucault alla dieta handi-queer e di scrivere la Morte della clinica. È tempo di invitare Marx a un atelier eco-sessuale. Non possiamo giocare lo Stato disciplinare contro il mercato neoliberale. Entrambi hanno già siglato un accordo: nella nuova Europa, il mercato è l’unica ragione di governo, lo Stato diventa un braccio punitivo la cui unica funzione è ormai di ricreare la finzione dell’identità nazionale sulla base della paura securitaria. Noi non vogliamo definirci né come lavoratori cognitivi né come consumatori farmaco-pornografici. Noi non siamo né Facebook, né Shell, né Nestlé, né Pfizer-Wyeth. Noi non vogliamo produrre francese, ma neanche europeo. Noi non vogliamo produrre. Noi siamo la rete viva decentralizzata. Noi rifiutiamo una cittadinanza definita dalla nostra forza di produzione, o dalla nostra forza di riproduzione. Noi vogliamo una cittadinanza totale definita dalla condivisione delle tecniche, dei fluidi, delle semenze, dell’acqua, dei saperi… Loro dicono la nuova guerra pulita verrà fatta con i droni. Noi vogliamo fare l’amore con i droni. La nostra insurrezione è la pace, l’affetto totale. Loro dicono crisi. Noi diciamo rivoluzione.

(Traduzione Judith  Revel)

Libération, 20 mars 2013

 

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Mujeres Libres: report 28 Febbraio “Che fai stasera?” “Và…gineforum!”

Con molto piacere pubblichiamo il report scritto dalle Mujeres Libres di Bologna.

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QUANDO IL SEX WORK LO FAI PER SCELTA

Le puttane hanno accesso a luoghi inaccessibili. […]
Le puttane hanno molte culture e molti generi. […]
Le puttane danno consigli eccellenti e aiutano la gente con i loro problemi personali.[…]
Fare la puttana non è mica da tutte. […]
Le puttane si autorganizzano!
Le puttane si ribellano contro leggi assurde patriarcali e sessuofobiche contro la loro professione e lottano per il diritto legale di ricevere compensi economici per il loro prezioso lavoro!

40 motivi per cui le puttane sono le mie eroine Di Annie Sprinkle
Traduzione Di Elisatron – King Kong Blogger

 

In coincidenza del trentennale della nascita del “Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute”, il 28 Febbraio 2013 si è tenuta nella Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna la prima iniziativa che ha dato il via  alla rassegna “Che fai stasera?” “Va..gineforum!” con cui il nostro collettivo si propone di affrontare, attraverso un percorso cinematografico, diversi temi che hanno come fil rouge quello dei generi e tutto ciò che ruota attorno ad essi.

Il film che abbiamo proiettato in quell’occasione è stato “Irina Palm – Il talento di una donna inglese” con il quale abbiamo cercato di provocare interrogativi e generare un dibattito sul tema del lavoro sessuale; questo e gran parte degli argomenti che tratteremo sono stati pensati per essere affrontati in un contesto condiviso e orizzontale in cui sia possibile scambiare esperienze e saperi.

Ad aiutarci nel dibattito sono intervenute alcune Betty di SexyShock, un laboratorio di comunicazione e contaminazione composto da diverse attiviste del panorama bolognese che da più di 10 anni si occupano, tra le altre cose, dell’immaginario del lavoro sessuale.
Il dibattito ha preso il via dal racconto del lavoro e delle esperienze che le Betty hanno portato avanti in questi anni, per proseguire attraverso una descrizione dei retroscena di una professione – marchiata dal pregiudizio del luogo comune – e svelandoci un contesto, al contrario, autodeterminato e autorganizzato.

Ci hanno parlato delle persone con cui sono entrate in contatto in questi anni, raccogliendo testimonianze e partecipando a forum e convegni – sia a livello nazionale che europeo – in cui si parlava di diritti nell’ambito del sex work. Ci hanno raccontato delle iniziative che hanno fatto in questi anni, come “puttana la miseria” – incontro pubblico sulla vicenda della schedatura dell@ prostitut@ bolognesi da parte delle forze dell’ordine che avevano intenzione di segnalarle al Fisco – o di come ci si possa approcciare a questo tema in modo ironico, citando la campagna “anche io sono una puttana” o il gioco da tavolo puttanopoly, che vuole informare e farci riflettere.
In riferimento al film è stata apprezzata molto l’ironia con cui il regista ha affrontato il tema del lavoro sessuale  e la rottura degli schemi mentali che, solitamente, ci fanno associare la prostituta alla figura di una ragazza giovane e di bell’aspetto; la protagonista di Irina Palm, difatti, è una donna di sessant’anni, bianca, della classe media che incomincia a fare la sex worker per pure esigenze economiche, ma che grazie a questo lavoro riscoprirà se stessa e ripenserà la sua vita.
All’interno del dibattito è stata sottolineata la distinzione tra sexwork e tratta separando adeguatamente due ambiti che spesso vengono confusi; nel primo caso si parla infatti di un lavoro liberamente scelto e autogestito, nell’altro di sfruttamento sessuale e violenza di genere.

E’ stato anche chiesto di fare chiarezza sul perché dell’utilizzo del temine “sex worker” o “lavoratrice sessuale” invece dei più comuni “prostituta”, “squillo”, “escort”, “puttana” ecc. In questo caso è stato sottolineato il carattere prettamente politico e rivendicativo del termine “sex worker”, teso a chiarire che quando si tratta questo argomento si parla in primo luogo di lavoratrici e lavoratori.
Per approfondire questo argomento si è fatto riferimento al libro Temporaneamente tua. Intimità, autenticità e commercio del sesso (Odoya, 2009. A cura di Maia Pedullà con introduzione di Sexy Shock) della sociologa statunitense Elisabeth Bernstein, che per dieci anni ha fatto ricerca sul campo tra Stati Uniti, Olanda e Svezia nell’esplorazione del mercato del sesso, consegnandoci le voci di chi popola questo variegato universo: prostitute di strada, poliziotti, escort di lusso, clienti…

Parlando delle ultime vicende italiane in termini di movimenti delle donne, si è citata la manifestazione del 13 febbraio 2011 promossa da “Se non ora quando?“, e del più recente “One billion rising“, giornata di mobilitazione globale contro la violenza alle donne promossa da Eve Ensler. Questi momenti sono nati dalla contrapposizione tra donne per bene (le madri, le mogli, le vittime) e per male (le puttane, che vendono il proprio corpo, che si autodeterminano). In queste occasioni non si è mostrata alcuna apertura nei confronti del movimento delle/dei sex worker, non c’è stato spazio per chi da anni si batte per i diritti di questa categoria di lavoratrici e lavoratori. Inizialmente l’unica eccezione in Italia si è mostrata a Bologna, dove la giornata del 13 febbraio è stata aperta dallo striscione “Né per bene né per male. Unite, diverse, libere” e dove, aderendo a una campagna lanciata a livello nazionale da Femminismo a sud, siamo scese in piazza con gli ombrelli rossi per sottolineare la vicinanza e complicità con il movimento delle/dei sex worker.

Al dibattito sono stati forniti diversi spunti dalle persone presenti, come per esempio quelli che ci ha fornito C., proponendoci i libri di N. Nussbaum: Whether from reason or prejudice: taking money for personal services e Sex and social justice (Oxford: Oxford University Press, 1999); ed infine l’articolo di Cecile Fabre tratto da Whose body is it, anyways.

Quello che non ci aspettavamo da questo dibattito, ma che ci ha lasciate piacevolmente sorprese, è stata la tanta voglia di parlare di questo tema specifico, la curiosità, il desiderio di confrontarsi e di scoprire. Non ci aspettavamo nemmeno che ci venisse richiesto di scrivere un report su questa iniziativa, difatti non sono stati presi appunti durante la chiacchierata e questo resoconto, forse incompleto, è stato scritto a più mani unendo i ricordi e le suggestioni di chi era presente. Purtroppo non siamo riuscite a rintracciare tutte le persone che sono intervenute durante il dibattito, invitiamo dunque chi era presente ma anche chi non lo era, a lasciare qui sotto un commento con le proprie riflessioni, dubbi, spunti, materiali o quello che vuole condividere.

Mujeres Libres Bologna

* Qui di seguito il link del blog delle Mujeres Libres, per spunti e riflessioni: http://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/ 

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