REALCORE::Intervista a Sergio Messina

30 gennaio 2008

Sexyshock e Carniscelte intervistano Sergio Messina. 

Sergio, bentornato a Bologna! Venerdi’ 8 febbraio alle 22 il tuo
spettacolo REALCORE sara’ al LocomotivClub ConSensuality Night di Sexyshock – e la successiva domenica
pomeriggio sarai da Betty&Books con il workshop.


Citiamo alcuni posti inn cui hai portato lo spettacolo:
all’ Impakt festival di Utrecht, al Melkweg, al Waag, e al Netporn di Amsterdam, al Festival Ars Electronica Festival (Linz, Austria), all’ultima edizione del Porn Film Festival di Berlino, certo, lo spettacolo era in programma a Drosedera 2007, importante festival di teatro e performance, ma nel resto d’ Europa sembra esserci mediamente più attenzione per il tuo progetto: in Italia continua a essere problematico uscire dal pantano della censura e del pudore…ma partiamo dal tuo spettacolo… 



Il termine Realcore deriva dai due termini Softcore (sesso totalmente
simulato)
e Hardcore (sesso reale ma performato per la telecamera),
usati per descrivere la pornografia. Definisci Realcore "uno
spettacolo di cabaret informativo, di infotainment dal basso, dove un
po’ si ride, un po’ si pensa, un po’ ci si arrapa anche".
Come nasce il progetto e di quale realta’ rende conto?


S.G.: Questa ricerca verte quasi esclusivamente su materiali reperiti in
zone libere della rete, come i Newsgroup di Usenet. Sono foto postate
liberamente e scaricate gratis. Il progetto nasce dal mio stupore per
l’incredibile diversità dei materiali che trovavo (erano gli albori
del web), portatori di stili molto lontani dal porno tradizionale.
Avrei potuto forse scrivere un libro, e non e’ escluso che lo faccia
– ma da sempre una delle mie modalita’ preferite e’ la chiacchiera,
quindi ho pensato a questo peer to peer dei corpi, in cui il mio
corpo parla di corpi ad altri corpi.
I tipi di materiali da te raccolti restituiscono una sessualita’
assai più complessa e diversificata dagli stereotipi prodotti da
tanto porno mainstream.

Chi sono i soggetti del Realcore, quali
pratiche espongono, che tipo di relazioni stabiliscono attraverso la
rete?



S.G.: Spesso guardando le mie foto si usa l’espressione "gente comune".
Fattosta’ che molte delle pratiche esposte (che vanno dal sesso
vanilla
al BDSM, passando per ogni genere di feticismo esistente o
ancora da inventare) sembrano richiedere una mentalita’ assai poco
comune. Sono persone che desiderano, e che hanno scoperto come il
digitale possa arricchire la loro esistenza. Gente spesso molto
avanti, che sa usare gli strumenti relazionali del web 2.0 (blog,
forum, newsgroups, ecc) con enorme naturalezza, essendo perlopiu’
gente adulta – a volte molto. Anzi, potremmo dire che alcune di
queste modalità le abbiano proprio inaugurate loro: per esempio il
diario per immagini, che oggi chiamiamo Fotoblog.


Hai detto che la "pornografia e’ nell’occhio di chi guarda", facendo
una valutazione sia sull’influenza del tipo di tecnologia utilizzata
sulla produzione di immagini, sia sulla problematicita’ di definire
cosa sia un prodotto pornografico. Parlacene.

S.G.:
Gia’ McLuhan aveva notato un rapporto tra la bassa definizione e la
nostra integrazione creativa del contenuto mancante o poco visibile.
Nel Realcore, come in programmi quali Real TV su Italia 1, si baratta
l’alta definizione col calore, con la sensazione di realta’, di "qui e
ora". A volte pero’ la definizione e’ talmente bassa che l’immagine
diventa porno solo nell’interazione con chi la guarda. Allo stesso
modo molti dei protagonisti appaiono vestiti, a volte molto vestiti –
come nel caso dei feticisti del velluto. In questo caso viene a
cadere la prima caratteristica che definisce il porno: la nudità.
Anche in questo caso il porno è negli occhi di chi guarda.
La pornografia amatoriale su web e’ un mare magnum. Tutto e il suo
contrario.

Ti sembra maggiore la caratteristica da "dark room", da
scopatoio alla cieca e anonimato – in parte forse retaggio della
cultura cattolica che da sempre accosta il binomio Sesso/Peccato (?)
– o è un sesso esplicito, esibizionistico, orgoglioso di se’, che mai
si sottrae alla visione?

S.G.:
Il 90% dei materiali da "scopatoio alla cieca" raccontano della
relazione (e delle avventure) di coppie. Quindi l’ambientazione
spesso pubblica, e il gran numero di quelli che io chiamo i "donatori
di sperma" (avventori di questi locali in cerca di un orgasmo veloce)
sono strumentali al racconto di una dinamica privata. Spesso le
immagini suggeriscono una sessualità liberata e esibizionistica, e
l’orgoglio e’ spesso evidente. Ovvio pero’ che il retaggio della
cultura religiosa (cattolica o meno) a volte e’ presente; devo dire
pero’ che la gran parte dei protagonisti sembrano persone che si
divertono, e il buonumore spesso regna sovrano.


Questo tipo di esibizioni on line e’ un modo per mostrare al mondo la
propria unicita’ o per scoprire di non essere soli nelle proprie
ossessioni?

S.G.:
Ambedue le cose. Nel caso della solitudine, una delle obiezioni piu’
noiosamente ricorrenti, la risposta e’ semplice: l’alternativa e’
quella di restarci da soli nelle proprie ossessioni. Comunque la si
pensi, cose’ mi pare molto meglio.

Hai parlato della presenza di molte coppie: come si pongono e auto-
definiscono? Ci tengono comunque a dichiararsi regolarmente sposate,
a mettere in rilievo il proprio status di "normalita’ " nella societa’?

S.G.:
Curiosamente si’. E’ un fenomeno tutto americano: facciamo cose
inaudite ma nella santità del matrimonio, quindi legittimamente.
Sorprende un ragionamento cosa’ tradizionalista in gente che poi fa
queste cose. Ma e’ anche la dimostrazione che nella pornografia
amatoriale
non c’e’ nulla di ideologico e che la cosa nasce da una
istintiva soddisfazione dei propri bisogni.



Hai mai contattato i protagonisti delle foto in questione, che tipo
di relazioni hai stabilito?

S.G.:
Quando ho potuto ho sempre chiesto il permesso di usare le immagini.
Le reazioni sono state quasi sempre positive, anche se devo dire che
le motivazioni del mio entusiasmo per le loro immagini non gli sono
state sempre chiarissime.


Hai incontrato qualcosa che non ti saresti mai aspettato? Qualcosa
che ha fatto prendere alla tua ricerca delle direzioni nuove,
imprevedibili?

S.G.:
Ho scoperto, quasi da subito, che il porno digitale gratuito e’
intensamente diverso, formalmente e sostanzialmente, dalla
pornografia industriale. E’ un nuovo genere autonomo, dove invece di
enfatizzare il lato estetico si predilige il fattore realta’ (da cui
il termine Realcore) e in cui l’interazione tra persone distanti e’
alla base del gioco. Questa e’ una cosa straordinaria, che non e’
ancora successa alla musica o alla letteratura digitale
(sostanzialmente identiche a com’erano in versione anaolgica) ma al
porno invece si. Incredibile, no?


Conosci "collezionisti" o altri archivi ricchi come il tuo e
accessibili?

S.G.:
Spesso, dopo lo spettacolo, ricevo commenti sul fatto che e’ bello
che io condivida con altre persone quella cartella che moltissimi
hanno nel proprio PC ma che tengono rigorosamente privata. Conosco
molte persone che hanno grandi cartelle "porno", ma poche che siano
disposte a parlarne o a condividerle.

Puoi indicare siti web che sono stati particolarmente utili alla tua
ricerca?



S.G.: Le mie immagini provengono dalle zone libere della rete, dove si
posta e si scarica gratis. Innanzitutto i Newgroups (accessibili
utilizzando un Newsreader, come Mozilla) ma anche i gruppi di yahoo
(groups.yahoo.com) e di altri grandi portali generalisti, come MSN,
che per anni hanno consentito – dietro semplice una pagina disclaimer
– la pubblicazione e diffusione di questi materiali.


Realcore è anche un sito e un blog,
un progetto in continua evoluzione…Mentre nel resto d’ Europa c’è attenzione per il
tuo progetto, in Italia continua a essere problematico uscire dal
pantano della censura e del pudore.

Intervista a cura di Sexyshock e Carniscelte.

Sergio Messina, musicista, giornalista, produttore, esperto di
culture digitali, docente allo I.E.D. di Milano e Roma. Ha fra
l’altro una rubrica di sessualita’ alternative su Rolling Stone
Italia.
Il suo sito www.radiogladio.it dà un’idea della vastità del
suo lavoro.

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